18 dicembre 2014

涕 (Tì) - Lacrime


"Cos'è questo?"

Zoey mi guardo negli occhi, come se non capisse il regalo che le stavo facendo. Era la mia targhetta. Me la trovarono addosso, l'unico reperto della vita precedente al mio ritrovamento. Sulla sua superficie era inciso "Henner S."

"Domani partirò per Agatha... voglio che tu la tenga... me la ridarai quando sarò tornato..."

Lei scoppiò a piangere. Non capii immediatamente quella reazione, come se l'amore che provava per me fosse esploso all'improvviso, in quella manifestazione che allora mi era così estranea. Ripensando a quel tempo, quando ci eravamo messi appena insieme, mi sembra di essere diventato un'altra persona, e lo devo a lei.


"Tienila tu e promettimi che tornerai per darmela..." 
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"Non ce la faccio papà!" 
"La resa non ti porterà a nulla Henner... Spingi su quelle braccia, e fai un'altra serie!" 
La vita in casa Yunchang era difficile, e il fatto che avessi appena dieci anni non significava nulla per Zhen. Diceva che la disciplina andava insegnata fin da giovani, perchè come il metallo caldo per un fabbro, la mente si plasma e si tempra più facilmente, in giovane età. Durante i miei primi anni dentro quella casa, mi nascondevo sotto le coperte durante la notte, per piangere. Mi chiedevo se non fossi stato sfortunato ad essere adottato da quella famiglia.

"Stai piangendo? Pensi che tuo padre di fronte alle difficoltà si metta a piangere? Solo i deboli piangono e tu sei una delusione..."
"Ti odio..."

Zhen mi guardò, quindi mi mollò uno schiaffo. Fui costretto ad ingoiare il dolore, la rabbia, la tristezza. Non mi rassegnai, continuai a dire di odiarlo ogni giorno, prendendomi quella punizione, fino a quando smisi di piangere, fino a quando non capii. Le lacrime sono per i deboli, le persone forti si rimboccano le maniche e stringono i denti. 

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Quando arrivai a casa, dopo il viaggio di ritorno da Berishan, la prima cosa che feci fu quella di inginocchiarmi all'altare dei miei genitori. Avevo ricevuto qualche giorno prima la nomina ufficiale ad ammiraglio dell'Ottava Flotta dell'Alleanza, un grande onore, che sarebbe rimasto negli annali della famiglia Yunchang. Riuscii a trattenere a stento le lacrime. L'unica cosa che mi fermò fu il ricordo di mio padre. Strinsi i denti, guardai la sua foto e mi inchinai, come mi aveva insegnato. All'improvviso sentii un conato di vomito dal bagno, era Zoey. Non si sentiva bene, per questo, dopo averla aiutata ad alzarsi, la accompagnai in cucina, per farle bere una tisana.

"Sono stato nominato ammiraglio dell'Ottava Flotta dell'Alleanza..."
"Davvero? Siamo entrambi fieri di te!"
 "Entrambi? Tu e chi?"
"Henner... sono incinta..."

Quella notizia mi lasciò senza parole. La guardai nei suoi occhi turchesi, profondi come il mare, prima di sentire un moto da dentro, che non sentivo da un eternità. Abbassai lo sguardo a quella notizia, come se qualcosa, una barriera si fosse improvvisamente spezzata, riversando il suo contenuto. Lacrime. Caddi praticamente in ginocchio davanti a lei, abbracciandola, baciandola, stringendole le mani. Mi vennero in mente le parole di mio padre, e capii quanto si sbagliava.
Non è vero che solo i deboli piangono, è ciò per cui si piange, a fare la differenza.




21 novembre 2014

诺 (Nuò) - Promessa


"Henner, Zoey, pronunciate i vostri voti..."

Il giudice di pace ci guardò sorridente, e prima di iniziare a dire il mio, diedi un occhiata alla platea di persone che erano presenti. I primi che mi saltarono agli occhi furono Lee, Sebastian ed Owen. Mancava Megan, e forse per questo non riuscivo a sorridere come avrei dovuto in quel momento. Dietro di loro c'erano gli zii di Zoey: zia Milena stava piangendo dall'inizio della cerimonia, mentre suo marito fremeva nel sentire i nostri giuramenti. Ancora dietro, vidi tutti i parenti di Zoey, e i suoi colleghi ed amici. Oltre a Megan e Meng, mancavano tre persone, che avrei voluto fossero lì, a vedere dov'ero arrivato.

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"Si chiama Sophia... l'hai conosciuta anche tu, ricordi?"
"La traduttrice? Ti sei innamorato di lei?"
"Sì... ma non ho avuto il coraggio di dirglielo... quando tornerò, la cercherò... parlando di te invece, non c'è nessuna che ti piace? Se vuoi posso darti una mano a rimorchiare qualche bella ragazza, sei un bell'uomo, non dovrebbe essere difficile..."
"Ti ringrazio, ma credo che sarebbe una distrazione da ciò che è veramente importante..."
"Cosa diavolo c'è più importante dell'amore Henner?! Quando torniamo su Horyzon, andremo per locali insieme, e ti troveremo la ragazza giusta!"  

Risi a quelle sue parole. Non pensavo che mi sarebbero tornate in mente, molti anni più avanti. Isaac aveva trovato l'amore in una ragazza a cui si era rivolto forse un paio di volte in tutta la sua vita. Prima di addormentarmi mi feci delle domande. Cos'è l'amore? Cosa ci spinge ad instaurare un legame che ci rende più deboli, più fragili?

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"L'amore è una distrazione Henner...  le infatuazioni ci spingono a mostrare la nostra debolezza al nemico... ciò che amiamo, ci può essere tolto, e la perdita di ciò che amiamo, può ferirci più di quanto possa fare la lama più affilata, o il proiettile più preciso..."
"Tu e la mamma, perchè vi siete sposati allora?"

Zhen rimase visibilmente sorpreso a quella domanda. Ero troppo piccolo per accorgermi che una volta nella mia vita, ero riuscito a metterlo alle strette, esprimendo solo un mio pensiero.

"C'è qualcosa di più, del semplice amore Henner... tua madre per me non è solo l'amore della mia vita... adesso riprendiamo l'allenamento..."

L'argomento si chiuse così. Non capii, ma non feci domande. Non sembrava un argomento piacevole per lui. Avevo paura che insistendo avrei avuto una qualche punizione. Ora che ci ripenso, forse in cuor suo, Zhen sperava che gli facessi altre domande di quel tipo.

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 Zoey era davanti a me, più bella di quanto fosse mai stata, e mi sorrideva raggiante. Mancava Meng, ma la sua forza, ancora una volta mi stupì. Sorrideva come fosse il giorno più felice della sua vita e la cosa non poteva che rendermi contento. Pronunciò il suo voto per prima, portandomi le lacrime agli occhi. Riuscii a trattenere quel moto di commozione, mentre lei mi faceva una promessa. Arrivò il mio turno poi poi...

"Io, Henner Yunchang, prendo te, Zoey Miller, come mia legittima sposa, per amarti e rispettarti tutti i giorni della mia vita. Voglio che questo anello che ti sto donando sia per te una manifestazione della promessa che ti feci il giorno che ci mettemmo insieme, e che manterrò per il resto della mia vita. Sono sempre stato un soldato Zoey, ho sempre combattuto, per quello che reputavo giusto, per l'onore, per l'Alleanza. Mai nella mia vita però ho provato sentimenti che non fossero la devozione al mio dovere, o alla giustizia. Mai, prima di te, ho mai capito cosa significasse provare l'amore, sentire l'appartenenza verso una casa e una famiglia. Mai prima di te, ho avuto un vero motivo nel nome del quale donare la mia vita. Quel motivo sei diventata tu, e per nulla nel 'verse, verrò meno alla promessa di essere al tuo fianco quando ti sveglierai ed andrai a dormire, quando sarai felice e sarai triste, in salute, o in malattia, di essere lì per te, come spalla su cui sorreggerti, di rassicurarti come la famiglia che meriti, ed amarti come il marito che mi impegno ad essere, per il resto dei miei giorni, finchè morte non ci separi."

17 ottobre 2014

劲同 (Jìng tóng) - Forti Insieme


"Zoey... stai piangendo?"

Entrai in bagno, mentre era sotto la doccia. Mi sembrava di averla sentita singhiozzare. Avevo assoluto bisogno di lei, dopo quello che era successo.

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"CAPITAL CITY E' SOTTO ATTACCO!"
Ero nel mio ufficio, quando è cominciato tutto. Lampi di sangue seguiti da lacrime scarlatte, illuminavano il cielo notturno, scatenando tutta la loro potenza su civili ignari di un destino ingiusto. All'improvviso fui riportato ai tempi della guerra, a Serenity Valley, quando pensavo che sarei morto. Un brivido si infilò nelle mie ossa. Non era panico, era una sensazione di perdita, come se inconsciamente sapessi qualcosa che il mio io cosciente non voleva sapere.
"Rapporto danni?"
"Diversi edifici sono stati colpiti. Il palazzo presidenziale e la base dell'Ottava Flotta sono illesi, ma abbiamo perso il cantiere spaziale George Smith Patton... Anche gli ultimi piani della torre sud della Blue Sun sono stati colpiti..."
"..." 
"Tenente Yunchang?"

Il cuore si fermò a quella notizia. L'ufficio di Zoey era lì. 

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Uscì dalla doccia, e per prima cosa, mi abbracciò, per poi baciarmi. Quel contatto di labbra non fu caratterizzato dall'amore, ma dalla paura che avevamo avuto di perderci.

"Quando ho saputo che anche la Blue Sun è stata attaccata, ho temuto di perderti amore mio..."
"Anch'io..." 

La strinsi a me più forte che potevo. Era lì con me. Era reale. La stavo toccando. Era viva. 
Solo in quel momento, il mio cuore riprese a battere.

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Avanti e indietro, per la sala di comando, insieme agli altri ufficiali, stavamo coordinando le forze spaziali e di terra. L'attacco era cessato da ore, ma i suoi effetti erano stati devastanti. Più di mille i morti, ed eravamo lungi dal finire quel conteggio. Ogni vittima era un proiettile, che si infilava nella carne, nell'orgoglio. Siamo stati così ciechi... Così stupidi a pensare di essere al sicuro. 

Non riuscivo a non pensare a Zoey. Ogni volta che una vittima si aggiungeva, pensavo potesse essere lei, e il mio cuore si lacerava nel dolore. Era guerra, e per la prima volta, avevo una vita, oltre la mia, da difendere. Solo un messaggio vocale cortex, mi liberò da quella sensazione, da quella tenaglia che mi stringeva. Era lei.

"Henner, ti prego rispondi, dimmi che stai bene..."
"Sto bene. Dove sei?"

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"Sei diverso... sei diventato più sensibile... devo ringraziare gli indipendentisti?
"No... per te questa è una situazione nuova... pensavo avessi bisogno di più di quello che normalmente riesco a darti..."
"Amore... io..." 

Capii cosa stava per dire, perchè provavo la stessa cosa. Per la prima volta ero veramente connesso con lei, e capivo cosa provava. Tutte quelle sensazioni, quel massaggio alla schiena che le stavo facendo, quelle parole che le dissi subito dopo, mi fecero realizzare che non potevo stare senza di lei. Avevo già comprato l'anello di fidanzamento, stavo solo aspettando l'occasione giusta per darglielo. Che fosse questa? Mi alzai, e mi precipitai nello studio, dove l'avevo nascosto. Tirai fuori quella scatolina rossa, prima di tornare da lei. Avevo appena realizzato quanto fosse importante per me passare la vita con lei, legandola a me con un pegno d'amore eterno.

"Zoey [...] volevo dirti che oggi ho capito quanto tu sia veramente una parte di me, senza la quale non vorrei e non potrei vivere. Sei la mia debolezza, e la mia forza. Forse ti ho aspettato per una vita, senza nemmeno rendermene conto, perchè solo da quando sei con me, sento di aver iniziato veramente a vivere."

Già in altre occasioni le avevo confessato il mio amore, ma non avevo mai sentito quella sensazione. Come se da quella risposta dipendesse il resto della mia vita. Come se l'unico modo per sentirmi forte contro il futuro che ci aspettava, fosse quello di essere forti insieme.

"Zoey, vuoi rendermi l'uomo più felice di questo verse, accettando di sposarmi?"

9 ottobre 2014

义父 (Yì fù) - Padri Adottivi


"Qual'è il suo nome?"
"Henner S... il bambino aveva una targhetta con su scritto solo questo..."

Zhen mi osservava sorridendo fuori dalla cella. Sembrava un uomo duro, severo. Ne avevo paura all'inizio. Non pensavo che quell'uomo, da lì a qualche giorno, sarebbe diventato mio padre.

Riconobbi quello sguardo in Gustav Beauregard. Quello che si potrebbe definire il padre adottivo di Zoey. Ci stringemmo la mano, ma tutto sembrava, fuori che un uomo contento di conoscere il suo probabile futuro genero. Il motivo era ovviamente la nostra distanza ideologica. Un indipendentista convinto, con un genero tenente dell'Ottava Flotta. Il clima era decisamente teso. L'uomo mi offrì un superalcolico, che rifiutai.

"[...] (Questa bottiglia) non è il regalo di un paziente ma di una di coloro che mi hanno dato una mano. [...] Uno scambio di tradizioni alcoliche che si trasmettono in una assoluta comunanza di ideali..."

Ideali. Calcò quella parola. Per amore di Zoey, cercai di ignorarlo, ma fu lei a stupirmi, affrontandolo direttamente, senza nascondere nulla del suo pensiero.


"Papà, lo sai che è una giacca blu, e lo so che la cosa non ti piacerà mai, [...] avete molte cose in comune come la vostra passione e determinazione per i vostri principi, la vostra affezione alle tradizioni reciproche e... me. Avete intenzione di parlarvi seriamente o dovrà essere così anche il giorno in cui mi dovrai portare all'altare?"

Il silenzio era calato nella stanza. Per un attimo ho temuto che mi avrebbe sparato seduta stante, invece quel vecchio iniziò a ridere, e improvvisamente, il clima si distese in modo da poter portare avanti una conversazione civile. Mi chiese di fargli una domanda, gli risposi chiedendogli di come quel rapporto tra lui e Zoey era nato.


"Caso, destino o altro? [...] So solo che ha saputo pian piano penetrare nel mio cuore e da allora non se n'è più andata..."
Potevo capirlo. Con me era successa la stessa cosa. Mi resi conto approfondendo il discorso con lui, che era molto più simile a me, e a mio padre, di quanto le apparenze facessero sembrare. Portamento, orgoglio, idealismo... ma una cosa aveva, che mio padre non ha mai avuto: la capacità di esprimere l'affetto per la propria figlia e di anteporre il suo bene al proprio.


"A questo punto, questo vecchio indipendentista di Bullfinch non può darvi la sua più totale e completa benedizione, augurando per entrambi un futuro colmo di felicità e di gioia. Siate felici e sappiate rispettarvi e donare amore l'uno all'altro, per tutti i giorni a venire come il primo giorno, sostenendovi e aiutandovi per superare ogni avversità..."
 

29 settembre 2014

回 (Hui) - Ritornare


"Ehi Henner... tu perchè combatti?"

Non potevamo lasciare la nostra postazione, ma ormai si era fatta sera. Era il nostro turno di guardia: mio e di Isaac. Guardavo avanti a me, e risposi quasi senza pensare, come se fosse scontato.


"Onore personale, e per il nome della mia famiglia..."
"Per l'amor del cielo Henner! Non posso credere che tu non abbia niente per cui combattere, a parte questa cazzata dell'onore!"

Parlammo per tutto il turno di guardia. Mi raccontò della sua vita, e del fatto che combatteva per l'amore di una donna, a cui non si era mai riuscito a confessare. 
Che fosse quello un motivo valido per tornare?


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La lettera di chiamata alle armi arrivò puntuale, con lo scoppio della guerra di Polaris. La aprii, e la accartocciai subito dopo averla letta. Il giorno dopo scrissi la mia domanda di essere assegnato nuovamente agli assaltatori, rifiutando il ruolo di comando che mi era stato proposto.

Ero sul fronte. Pensavo alle parole di Isaac di quella sera, durante la Grande Guerra, prima di poter solo immaginare che potesse morire in quel modo così assurdo pochi giorni dopo. Cercai di pensare ad un motivo valido per tornare a casa, ma per quanto mi sforzassi, ora che i miei genitori e il mio migliore amico erano morti, non riuscii a trovarlo.

Qualche giorno dopo ci spostammo dalla nostra posizione, e durante la marcia cademmo in un imboscata. Ci difendemmo bene. Ognuno di noi si fece valere. Ma poi vidi una granata. Era lì a pochi passi da me, ma non ebbi la forza di spostarmi. Chiusi gli occhi. Silenzio.

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Stavamo seguendo il caso di una ragazzina scomparsa, non si sa come, da un cargo durante un viaggio spaziale su una rotta considerata sicura. Avevamo ricevuto tutte le informazioni di cui avevamo bisogno per trovarla, ed ora dovevamo organizzare l'incontro con il suo rapitore, uno schiavista di nome Pasha. Owen mi stava addestrando per quell'operazione sotto copertura, ma sia io che lui sapevamo che non sarebbe stata affatto facile. 
"Qual'è il tuo sogno più grande? [...] Qualcosa che dovresti faticare per ottenerla?
 Zoey mi guardava negli occhi, e per un attimo mi sentii catapultato indietro nel tempo, a quella domanda di Isaac. Le cose erano cambiate tra di noi, da quel bacio rubato. 
Mi ero innamorato di lei, e lei di me. Ci pensai parecchio, prima di risponderle.
 "Una cosa che mi rende felice, e che effettivamente non è stato facile ottenere... sei tu. Sei il migliore dei motivi, per un soldato come me, per tornare a casa..."


24 settembre 2014

风暴 (Feng bao) - La Tempesta


"Non... non è colpa tua..."

Le nocche della mia mano si erano aperte con il colpo dato al muro di cemento. Usciva sangue da quella ferita, e, in un certo senso, ciò mi dava sollievo.

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Era mattina. Ero ancora a casa e stavo mettendo a posto le ultime scartoffie prima di andare a lavoro, quando all'improvviso squillò il c-pad. Era Zoey, ma la voce al telefono era di un uomo.


"Henner? Salve... la sto chiamando dal bar Black Cat... una sua amica è stata qui tutta la notte ad ubriacarsi... credo dovrebbe venirla a prendere..."

Neanche fece in tempo a finire la frase, che mi precipitai letteralmente in quel posto, nel mezzo dei sobborghi di Capital City. Uno di quei posti da quattro soldi, frequentati dalla feccia della società. La trovai riversa su un tavolo, addormentata. La presi in braccio e l'accompagnai al taxi. Durante il viaggio si abbracciò a me. Capii che aveva bisogno di aiuto.


"Puoi venire a stare da me... almeno fino a quando le cose non si sistemeranno..."
"Sei sicuro che non ti dia fastidio?"
 "No... puoi venire... non voglio che tu stia da sola in questo momento..."

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"Perchè... dimmi perchè..."
"Mi stai facendo male..."

Assistevo a quella scena in terza persona. Mi vedevo mentre stringevo il braccio di Zoey. Le stavo facendo male. Non riuscivo a dare una spiegazione razionale a quello che stava succedendo. Avevo perso il controllo di me stesso, il timone, in un mare in tempesta. Riuscii a riprenderlo solamente quando vidi i suoi occhi spaventati. Mi scusai. Sentivo un dolore dentro, forse il più forte che avessi mai provato. Proveniva dal cuore, dal cervello, dallo stomaco, dalle orecchie. Mi voltai, e sferrai un pugno al muro, con tutta la mia forza... poi la pace.

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Eravamo seduti insieme sul divano. Stavamo chiacchierando. Le chiesi perchè era mia amica. Lei fece lo stesso. 


"Ho capito che avrei dovuto proteggerti..."

E mi baciò... 

18 settembre 2014

纽带 (Niu dai) - Legami

"Figlio... il tempo della guerra è giunto, e devo rispondere alla chiamata..."
Mio padre mi guardava dritto negli occhi mentre diceva quelle parole. Colsi nel suo sguardo qualcosa che non avevo mai visto, e che non mi aveva mai dimostrato. Rimasi completamente colto alla sprovvista, quando allungò le braccia e mi strinse a sè. Mi baciò la fronte. Poi mi lasciò andare, si voltò, e, in divisa perfetta, partì.


Zoey era rimasta a dormire a casa mia. Avevo fatto le ore piccole per un caso, ed ora, alle 4 passate, mi stavo avviando a letto. Non potevo non pensare a quello che era successo poche ore prima, e inevitabilmente mi trovai a passare davanti alla camera degli ospiti. La porta era aperta e Zoey dormiva. La vidi, rannicchiata in posizione fetale, abbracciava il cuscino e stringeva l'anello nella mano. Non so dire per quanto sono rimasto ad osservarla lì, sull'uscio della porta. Sorrideva.


"Henner... sei sempre stato il mio orgoglio... porta alto l'onore della nostra famiglia..."
Mia madre mi guardava, mentre il rumore delle macchine riempiva quel silenzio che si era creato. Non so perchè, ma sentii istintivo il fatto di allungare la mano, e stringere la sua. Lei mi sorrise e strinse più che poteva, ma vedevo che la luce nei suoi occhi andava spegnendosi. Il battito andava via via rallentando, sempre di più, fino a quando non diventò un suono unico.


Zoey era rimasta in silenzio, e mentre mi faceva quel massaggio, sentivo le sue mani perdere forza, fino a diventare delle semplici carezze. Sentii le sue lacrime calde sulla schiena nuda. La sua testa si poggiò contro la mia nuca sulla quale mi diede un bacio privo di ogni malizia. Le sue braccia attraversarono le mie spalle, e mi abbracciò. Rimasi immobile per un attimo che sembrò un eternità.


"Ehi Hen! Facciamo una scommessa... sarò io a piantare la bandiera alleata su quella collina nell'operazione di domani, e lo farò prima di te!"
Isaac mi guardò negli occhi, sorridendo e mi porse la mano, come a voler suggellare quella scommessa. Presi la sua mano, e lui si fece avanti, abbracciandomi e dandomi due forti pacche sulla spalla. Mi sussurrò qualcosa all'orecchio, ma non riuscii a comprendere cosa, visto che un esplosione ne coprì la voce. Imbracciò il suo fucile d'assalto, e così feci io, e ci avviammo di corsa per difendere la postazione. Non potevo immaginare cosa sarebbe successo l'indomani, durante quella che doveva essere un'operazione di routine.


Istintivamente mi voltai verso di lei. Piangeva e cercava di parlare, ma il suo sfogo era così forte che non riuscivo a comprendere cosa stesse dicendo. Non sapevo sinceramente cosa fare, ma all'improvviso capii. Passai la mia mano lungo il suo fianco, fin dietro la schiena, e l'abbracciai forte. La lasciai sfogare, dandole tutto il tempo di cui aveva bisogno... non potevo immaginare che quelle poche parole... quella promessa... potesse provocare una tale reazione.


"Se ti può consolare, io non ti tradirò e non ti abbandonerò..."

3 settembre 2014

疫 (Yi) - Il morbo

"Quei barbari devono essere spazzati via..."
Lo spettacolo che ero costretto ad ammirare in quel momento era uno di quelli come non ne avevo mai visti, nonostante la mia esperienza in guerra.

Il corpo a terra, sul quale ero chinato, era completamente nudo. L'espressione del volto sembrava fosse piena di terrore e dolore, ma forse era soltanto la mia fantasia. Il naso e le orecchie mancanti, quelle orbite vuote, i cui occhi erano stati strappati via, la bocca spalancata, gli arti superiori ed inferiori mancanti, i segni di morsi su tutto il corpo... e ce n'erano almeno altri quaranta in quelle condizioni...

"Come può un essere umano giungere a compiere un tale gesto?"
"Questi esseri sono molto lontani dall'essere umani... forse è la vita nello spazio profondo a renderli pazzi..."
Il soldato Demidov mi guardava. Così come me, anche lui è un uomo poco tendente ad esternare le proprie emozioni e i propri pensieri; così come me riusciva a malapena a contenere quel fiume di emozioni che lo stava travolgendo.

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"Un altro nemico, signore?"
"Sì... una delle leggende dell'outer rim... li chiamano Marauders..."
Lo stesso ammiraglio Wolfe, nel dire quel nome aveva rabbrividito. Lo guardavo negli occhi mentre parlava, cercando di non mostrare quella preoccupazione.

Quanto può essere grave la minaccia di questi mostri, se lo stesso ammiraglio dell'Ottava Flotta dell'Alleanza mostrava preoccupazione di fronte ad un nemico apparentemente così disorganizzato.

"Le loro armi sono letali... potenzialmente distruttive per qualsiasi tipo di scafo..."
Continuavo a guardarlo mentre parlava, e più il discorso entrava nei dettagli, più l'aspetto marziale lasciava il posto a quel veleno, quel morbo che ora stava contagiando me, attraverso i suoi occhi.

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"Come puoi definire audaci degli esseri che si macchiano di tali crimini? Che audacità c'è nel massacro indiscriminato?"
"Intendo dire che più tempo passa, meno sembrano avere paura di noi.. ho letto dai rapporti della Last Dance, che ieri hanno incrociato la loro nave... dei normali razziatori sarebbero fuggiti... loro si sono difesi..."
"Non si sono solo difesi... hanno cercato di abbattere la Last Dance!"
Zoey era fuori di sé, aveva iniziato ad imprecare contro di loro, e mentre lei parlava, io vedevo quel morbo espandersi, penetrare nel suo animo, affliggerlo.

Mentre parlava, mi era venuto in mente mio padre, ed una lezione che cercò di darmi quando ero più giovane, e che non avevo capito fino in fondo, fino a quel momento...

"Non c'è peggior nemico di te stesso,                                                                    del tuo corpo quando non coincide col tuo spirito.                                            Ricerca l'ordine in te stesso, e avrai sconfitto il nemico peggiore di tutti..."
 

27 agosto 2014

友 (You) - Un amico

"ISAAC! NOOO!!!!"
Un esplosione lo sbalzò via a diversi metri di distanza. Non potevo fermarmi e diventare un bersaglio immobile. Non potevo...


"Ho-ho detto qualcosa di sbagliato?"
Zoey mi guardava. Doveva aver colto quel dolore che mi stava consumando dentro, nel parlare di lui. Forse avrei dovuto semplicemente stare zitto, ma quella ragazza ha qualcosa di magnetico. Non si può stare semplicemente zitti con lei.


"Ehi! Sono Macho Man!!" 
Isaac ballava in mutande al centro della camerata, mettendosi in pose plastiche e mostrando i muscoli. 


"Smettila idiota, dobbiamo prepararci per l'ispezione, e tu ancora non sei in divisa..."
"Eddai Henner! E sorridi ogni tanto per l'amor del cielo! Ma chi sei,                  Mc-scopanelculo-Millian?"
Riprese a ballare, ma quando mi girai, dietro di lui c'era l'ispettore McMillian che lo guardava con un espressione mista tra il perplesso e il furioso. Lo mise a pelare patate per un mese.


Il mio sguardo si era perso nell'orizzonte, sul lungomare di Capital City. Il sole stava tramontando, e Zoey mi parlava della sua vita, ma ormai non riuscivo a distogliere il pensiero. 


"Devi imparare a essere più preciso. Con le tue cose, con i modi di fare, con tutto!"
"Va bene papà, da dove cominciamo?"
"Smettila di prendermi in giro ed ascoltami. Posso aiutarti a diventare un ottimo soldato, ma devi darmi retta!"
"Va bene papà..."
Da lì era partito tutto. Mi ero preso carico di quell'idiota che ballava seminudo nella camerata. Gli insegnai diverse cose: il portamento, la disciplina, il combattimento... ma lui mi insegnò una cosa più importante... l'amicizia.


Avrei dovuto fermarmi, raccoglierlo sulla spalla e portarlo da un medico, ma lo lasciai indietro. Sarebbe ancora vivo se non fosse stato per la mia stupidità. 
Sei morto per colpa mia.
Perdonami.