"Cos'è questo?"
Zoey mi guardo negli occhi, come se non capisse il regalo che le stavo facendo. Era la mia targhetta. Me la trovarono addosso, l'unico reperto della vita precedente al mio ritrovamento. Sulla sua superficie era inciso "Henner S."
"Domani partirò per Agatha... voglio che tu la tenga... me la ridarai quando sarò tornato..."
Lei scoppiò a piangere. Non capii immediatamente quella reazione, come se l'amore che provava per me fosse esploso all'improvviso, in quella manifestazione che allora mi era così estranea. Ripensando a quel tempo, quando ci eravamo messi appena insieme, mi sembra di essere diventato un'altra persona, e lo devo a lei.
"Tienila tu e promettimi che tornerai per darmela..."_____________________________________________________________________________
"Non ce la faccio papà!"
"La resa non ti porterà a nulla Henner... Spingi su quelle braccia, e fai un'altra serie!"
La vita in casa Yunchang era difficile, e il fatto che avessi appena dieci anni non significava nulla per Zhen. Diceva che la disciplina andava insegnata fin da giovani, perchè come il metallo caldo per un fabbro, la mente si plasma e si tempra più facilmente, in giovane età. Durante i miei primi anni dentro quella casa, mi nascondevo sotto le coperte durante la notte, per piangere. Mi chiedevo se non fossi stato sfortunato ad essere adottato da quella famiglia.
"Stai piangendo? Pensi che tuo padre di fronte alle difficoltà si metta a piangere? Solo i deboli piangono e tu sei una delusione..."
"Ti odio..."
Zhen mi guardò, quindi mi mollò uno schiaffo. Fui costretto ad ingoiare il dolore, la rabbia, la tristezza. Non mi rassegnai, continuai a dire di odiarlo ogni giorno, prendendomi quella punizione, fino a quando smisi di piangere, fino a quando non capii. Le lacrime sono per i deboli, le persone forti si rimboccano le maniche e stringono i denti.
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Quando arrivai a casa, dopo il viaggio di ritorno da Berishan, la prima cosa che feci fu quella di inginocchiarmi all'altare dei miei genitori. Avevo ricevuto qualche giorno prima la nomina ufficiale ad ammiraglio dell'Ottava Flotta dell'Alleanza, un grande onore, che sarebbe rimasto negli annali della famiglia Yunchang. Riuscii a trattenere a stento le lacrime. L'unica cosa che mi fermò fu il ricordo di mio padre. Strinsi i denti, guardai la sua foto e mi inchinai, come mi aveva insegnato. All'improvviso sentii un conato di vomito dal bagno, era Zoey. Non si sentiva bene, per questo, dopo averla aiutata ad alzarsi, la accompagnai in cucina, per farle bere una tisana.
"Sono stato nominato ammiraglio dell'Ottava Flotta dell'Alleanza..."
"Davvero? Siamo entrambi fieri di te!"
"Entrambi? Tu e chi?"
"Henner... sono incinta..."
Quella notizia mi lasciò senza parole. La guardai nei suoi occhi turchesi, profondi come il mare, prima di sentire un moto da dentro, che non sentivo da un eternità. Abbassai lo sguardo a quella notizia, come se qualcosa, una barriera si fosse improvvisamente spezzata, riversando il suo contenuto. Lacrime. Caddi praticamente in ginocchio davanti a lei, abbracciandola, baciandola, stringendole le mani. Mi vennero in mente le parole di mio padre, e capii quanto si sbagliava.
Non è vero che solo i deboli piangono, è ciò per cui si piange, a fare la differenza.