10 marzo 2015

活 (Huó) - Vivere


"Addio Henner..."
Quegli occhi azzurri mi guardavano attraverso un oblò di vetro, occhi che risvegliavano in me sensazioni profonde, e che mai avrei voluto provare ancora una volta.

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"Ancora un ultimo sforzo amore mio..."
Occhi lucidi di lacrime, mentre Zoey mi guardava, chiedendomi aiuto tacitamente. Strinsi la sua mano più forte che potevo, mentre dava quell'ultima spinta, quella che finalmente avrebbe donato al mondo lavita di Kevin. Attimi che durarono ore, mentre vedevo il miracolo della vita avvenire di fronte ai miei occhi. Sentii il suo primo vagito, e qualcosa nel mio cuore si ruppe. Una sensazione che mi prese la spina dorsale, il petto, lo stomaco e i polmoni, mentre lui piangeva forte.

"Vuoi tenerlo?"
Zoey mi passò il nostro bambino, Kevin Isaac, un esserino di appena tre chili, che non appena aveva sentito la voce di sua madre, aveva smesso di piangere. Lo presi in braccio, e improvvisamente mi resi conto di quanto fossi debole di fronte a lui. Mi sentii quasi spaventato da quel piccolo essere inerme. Qualcosa da quel momento era cambiato, un nuovo inizio, un nuovo scopo per cui vivere.

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"Corri amore mio..."
Un allarme risuonava per i corridoi metallici di quell'astronave. Non so bene cosa stesse succedendo, ma mia madre era riuscita a liberarsi dalle catene e a liberare anche me. Uno scossone ci fece cadere a terra, ma la mia mano non lasciò la sua. Continuava a dirmi che andava tutto bene, ma le lacrime che aveva negli occhi dicevano il contrario. Ci rialzammo e ricominciammo a correre.


"Dove credi di andare?!"
"Mamma!"
Un uomo nerboruto le prese il braccio con forza, strattonandola verso di se, ma lei, forte come le tempeste di neve di Saint Andrew, riuscì a sfilargli il coltello dalla cintura, piantandoglielo nella gola. Era l'uomo che mi aveva preso di peso, mentre cercavo di scappare nella neve.

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"Conosco già questa favola..."
"Ah sì? La regina delle nevi? Pensavo che tuo padre non te ne leggesse neanche una..."
"No, hai ragione... non so perchè la conosco, ma mentre la leggevi, ho provato la stessa sensazione di solitudine che provo ogni volta che sogno quella scena..."
"Forse è qualcosa legato al tuo passato... te l'ho già detto amore mio... forse dovresti lavorare su te stesso, parlare con uno psicologo... sai? I ricordi rimossi possono essere risvegliati con l'ipnosi..."
Sapeva benissimo cosa ne pensassi a riguardo, infatti semplicemente le dissi di no, e le diedi la buona notte. Non riuscii a chiudere occhio quella notte. Le immagini che per tutta una vita mi avevano perseguitato erano tornate, ma non ero in grado di realizzare che quel bambino nella neve fossi io. Non ne ero stato mai in grado, prima di Kevin.

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"Ricordi quando giocavi a nascondino con gli altri bambini? Ecco, ora tu stai qui, chiudi gli occhi e inizia a contare..."
"Va bene... voglio tornare a casa però..."
"Ci torneremo... ora... ora chiudi gli occhi e conta... va bene?"
Quell'ultima risposta mi venne data con la voce rotta dal pianto. All'improvviso un fiume di lacrime le aveva ricoperto il viso, mentre attivava il comando di chiusura di quella porta. Iniziai a contare, non ero molto bravo, ma a dieci, sentii un tonfo sordo contro la porta. Mi avvicinai, cercando di vedere cosa stesse succedendo. Non riuscivo a sentire i suoni, e a malapena riuscivo a vedere dall'oblò. All'improvviso, il volto di mia madre, piangente, si affacciò. Disse qualcosa, ma non la sentivo. Realizzai solo dopo, quando sentii diversi tonfi, colpi di mitragliatrice che colpirono la porta, e il volto di mia madre, che spariva con un espressione immobile, vuota. La capsula venne eiettata nello spazio profondo. Guardavo ancora dall'oblò, ma tutto ciò che vidi fu un astronave, che dopo pochi minuti, esplose in mille pezzi, attaccata da una molto più grande.

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"Mamma!"
Mi svegliai di soprassalto, nel cuore della notte, tanto da svegliare anche Zoey. Mai avevo avuto una reazione del genere ad un incubo. Lei mi abbracciò e mi baciò, cercando di tranquillizzarmi, ma quando vide le lacrime solcare i miei occhi, si spaventò ancora di più.

"Devo andarmene... non posso rischiare che Kevin... devo lasciare l'Ottava Flotta..."
Mi alzai di corsa, andando verso la stanza del piccolo. Era sveglio, ma non stava piangendo. Era come se mi stesse aspettando. Lo presi in braccio, e lo strinsi a me. Non potevo rischiare di lasciarlo senza un padre. Ho vissuto sulla mia pelle la perdita di un genitore in tenera età, e non potevo rischiare di condannarlo a quello stesso destino. Lo abbracciai più forte che potevo, gli baciai la fronte e lo rimisi nel lettino.

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Dopo essermi rimesso a letto, sognai mio padre. Sorrideva, e teneva per mano il bambino che ormai avevo realizzato essere io. Camminavamo nella luce, e improvvisamente iniziai a vedere tutte le persone che per me erano state importanti e che in un modo o nell'altro avevo lasciato indietro. Mentre camminavamo, crescevo, e lui invecchiava. Lasciò la mia mano solamente quando arrivammo a Zoey. Mi guardava, e nei suoi occhi percepii un orgoglio profondo. Era fiero di me, e di dove ero arrivato. Nel mio cuore, capii che tutto quello che aveva cercato di insegnarmi, era di diventare una persona migliore di lui. Non erano i meriti militari, il denaro... ma l'amore, l'aver messo su una famiglia. L'ordine che ha sempre cercato di insegnarmi, non riguardava l'universo al di fuori di me, ma l'universo dentro di me. L'ordine che ho sempre cercato... finalmente ero riuscito a trovarlo...