24 gennaio 2015

误 (Wǔ) - Attimi Perduti


"Ogni volta che sente la tua voce si agita..."
"E se fosse perchè non sono abbastanza presente e lo spavento?"

Ero nella mia branda, su Roanoke, e guardavo il soffitto di quella camera di fortuna ricavata all'interno di una delle tende della base in costruzione. Non riuscivo a dormire, pensando a Zoey e a Kevin. Ne avevo già parlato con Megan, e più andava avanti, più quell'idea si faceva nitida. Stavo perdendo così tanto, attimi perduti che in nessun modo avrei potuto recuperare. Un padre non dovrebbe meravigliarsi di come la pancia sia cresciuta in un mese in cui si trovava su un altro pianeta... un padre dovrebbe essere presente, e vivere ogni giorno, con la madre di suo figlio.

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 "MAMMAAAA!!!!"

Un bambino di appena tre anni gridava in mezzo alla neve, mentre degli uomini portavano via sua madre. Io ero lì, guardavo la scena come uno spettatore, in quell'ambiente così innaturale, immutabile, frutto dei miei sogni. Vedevo lei voltarsi e guardarmi, come se mi chiedesse aiuto. Occhi azzurri come il ghiaccio, arrossati dalle lacrime, mentre i due uomini la trascinavano su per il ponte di carico di un'astronave. Toccò al bambino subito dopo, e mentre quell'orrore si consumava davanti ai miei occhi, un senso di nostalgia, di perdita e di impotenza mi pervadeva.

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Di lì a due giorni sarei partito per New London. Ero nel core, quindi decisi di fare una sorpresa a Zoey. Le presi una scatola di cioccolatini, i suoi preferiti, quindi mi recai a casa. La sua macchina non era lì, cosa che mi fece piacere. Avrei avuto del tempo per sistemare al meglio la sorpresa. Decisi anche di cucinare per lei, così che tornata dal lavoro, avrebbe avuto tutto pronto. La casa era stranamente in ordine. Mi sdraiai un attimo sul letto, sentii il suo odore sul cuscino. 


Mi sentivo sereno, mentre con la cena già pronta aspettavo il suo ritorno. Quella sarebbe stata la nostra serata, una di quelle che non ci concedevamo da tanto.

Era mezzanotte passata, e di lei nessuna traccia. La cena si era bella che freddata, mentre in piedi, guardavo dalla finestra alla ricerca della sua macchina. Affinchè la sorpresa funzionasse, ero tornato a casa con un taxi, lasciando la mia auto alla base della flotta.

Saranno state le due, la cena era fredda, e di lei ancora neanche un cenno. Avevo fame, per questo decisi di mangiare qualcosa. Mi spostai, ed accesi la holotv per ingannare il tempo. Davano un servizio su New Melbourne, e la catastrofe che l'aveva colpito pochi giorni prima. Il centro Blue Sun era stato attaccato da una massa di manifestanti. Fu in quel momento che un dubbio si insinuò in me. Presi il c-pad e le scrissi un messaggio.

"Amore, dove sei?" 
"Sono su New Melbourne, perchè?" 
"Niente, ho sentito la notizia in tv... ero preoccupato. Ti amo." 
"Ti amo anch'io... Mi manchi"
"Anche tu... non sai quanto." 







4 gennaio 2015

蹊 (Xī) - Il Sentiero


"Mi dispiace, so che volevi vedermi prima che partissi, ma gli addii sono sempre tristi e non volevo intristire anche te. Ti ringrazio per tutto ciò che hai fatto, Henn, ho grande stima di te e ti sarò sempre grata per essere stato vicino a Zoey, per averle dato quella pace che ha sempre desiderato e meritato. [...]"

Mi rigiravo quella lettera tra le mani. Una sensazione di tristezza, che non provavo da tempo mi stringeva il cuore in una morsa. Zoey me lo aveva detto che un giorno se ne sarebbe andata, ma non l'avevo mai presa sul serio, prima di quel momento.

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"Se avessi la possibilità di scegliere in che animale reincarnarti, cosa sceglieresti?"

Non sapevo chi fosse allora quella ragazza bionda, di bell'aspetto, che sembrava volesse parlarmi a tutti i costi, anche mentre cercavo di pregare al tempio. Conoscevo da poco Zoey, e ancora non avevo imparato ad aprirmi agli estranei, cosa che tutt'ora faccio a fatica.

"Credo... un lupo..."

Solo dopo, quando si presentò e mi disse che voleva parlarmi, capii chi era. Elian Chernenko, detta Lee.

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"Lee?"

Sembrava il fantasma di se stessa. Avevamo appena arrestato la Head di Hall Point, e lei era finalmente riuscita a scappare dalla schiavitù a cui era obbligata. Forse non l'ho dato a vedere, ma ero veramente felice di vederla sana e salva. Speravo che il suo ritorno avrebbe portato serenità non solo a me, ma soprattutto a Zoey. Stava soffrendo per lei. Si era sentita tradita dal fatto di non voler essere aiutata, dalla sua testardaggine e dalla sua imprevedibilità, che l'aveva portata a diventare la schiava di una pluriricercata omicida come Sharon Mackenzie.

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"Anche tu come Lee, un giorno te ne andrai..."
"Stai mettendo in dubbio le mie promesse? 
"No, ma so che un giorno ti troverai a dover scegliere se tornare a casa da me... da noi... o restare al lavoro... e quel giorno, io ti perderò..."
"Sapevi già tutto... sapevi fin dall'inizio della mia lealtà all'Alleanza... perchè allora hai acconsentito a sposarmi... a darmi un figlio?" 
"Perchè ti amo... e voglio accompagnarti per questo tempo... anche se so, che un giorno tu mi lascerai..."

Quella conversazione mi aveva distrutto. Sentivo la terra scivolare da sotto i miei piedi, e sentivo che un'altra persona mi stava per abbandonare. Mi voltai, sconfitto, dirigendomi verso il piano di sopra, per andare a dormire. Non volevo più saperne, ma senza rendermi conto, la riconquistai, e la rincuorai, con una sola, fatidica frase.

"Comunque... io non mi diverto a rischiare la vita. Non sono affatto come Lee... se quel giorno arriverà, io sceglierò te... ho intenzione di vedere mio figlio crescere, ed ho intenzione di farlo con i miei occhi..."

Si mise a piangere, e mi baciò... 

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 "Vi auguro la migliore fortuna. A tutti e tre."
Così si chiudeva quella lettera. Era ormai diverso tempo che avevo parcheggiato nel vialetto della mia nuova casa. La pioggia cadeva, rispecchiando il mio stato d'animo. Rimasi in pensiero per minuti, prima di prendere il c-pad, e digitare un messaggio.

"Non so se leggerai questo messaggio, ma ti lascio con queste poche parole:
E' stato un onore, condividere questa parte di sentiero. Qualsiasi cosa la strada ti riservi, ricorda che qui hai degli amici che ti accoglieranno come se non te ne fossi mai andata.
Henner Yunchang"