17 ottobre 2014

劲同 (Jìng tóng) - Forti Insieme


"Zoey... stai piangendo?"

Entrai in bagno, mentre era sotto la doccia. Mi sembrava di averla sentita singhiozzare. Avevo assoluto bisogno di lei, dopo quello che era successo.

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"CAPITAL CITY E' SOTTO ATTACCO!"
Ero nel mio ufficio, quando è cominciato tutto. Lampi di sangue seguiti da lacrime scarlatte, illuminavano il cielo notturno, scatenando tutta la loro potenza su civili ignari di un destino ingiusto. All'improvviso fui riportato ai tempi della guerra, a Serenity Valley, quando pensavo che sarei morto. Un brivido si infilò nelle mie ossa. Non era panico, era una sensazione di perdita, come se inconsciamente sapessi qualcosa che il mio io cosciente non voleva sapere.
"Rapporto danni?"
"Diversi edifici sono stati colpiti. Il palazzo presidenziale e la base dell'Ottava Flotta sono illesi, ma abbiamo perso il cantiere spaziale George Smith Patton... Anche gli ultimi piani della torre sud della Blue Sun sono stati colpiti..."
"..." 
"Tenente Yunchang?"

Il cuore si fermò a quella notizia. L'ufficio di Zoey era lì. 

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Uscì dalla doccia, e per prima cosa, mi abbracciò, per poi baciarmi. Quel contatto di labbra non fu caratterizzato dall'amore, ma dalla paura che avevamo avuto di perderci.

"Quando ho saputo che anche la Blue Sun è stata attaccata, ho temuto di perderti amore mio..."
"Anch'io..." 

La strinsi a me più forte che potevo. Era lì con me. Era reale. La stavo toccando. Era viva. 
Solo in quel momento, il mio cuore riprese a battere.

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Avanti e indietro, per la sala di comando, insieme agli altri ufficiali, stavamo coordinando le forze spaziali e di terra. L'attacco era cessato da ore, ma i suoi effetti erano stati devastanti. Più di mille i morti, ed eravamo lungi dal finire quel conteggio. Ogni vittima era un proiettile, che si infilava nella carne, nell'orgoglio. Siamo stati così ciechi... Così stupidi a pensare di essere al sicuro. 

Non riuscivo a non pensare a Zoey. Ogni volta che una vittima si aggiungeva, pensavo potesse essere lei, e il mio cuore si lacerava nel dolore. Era guerra, e per la prima volta, avevo una vita, oltre la mia, da difendere. Solo un messaggio vocale cortex, mi liberò da quella sensazione, da quella tenaglia che mi stringeva. Era lei.

"Henner, ti prego rispondi, dimmi che stai bene..."
"Sto bene. Dove sei?"

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"Sei diverso... sei diventato più sensibile... devo ringraziare gli indipendentisti?
"No... per te questa è una situazione nuova... pensavo avessi bisogno di più di quello che normalmente riesco a darti..."
"Amore... io..." 

Capii cosa stava per dire, perchè provavo la stessa cosa. Per la prima volta ero veramente connesso con lei, e capivo cosa provava. Tutte quelle sensazioni, quel massaggio alla schiena che le stavo facendo, quelle parole che le dissi subito dopo, mi fecero realizzare che non potevo stare senza di lei. Avevo già comprato l'anello di fidanzamento, stavo solo aspettando l'occasione giusta per darglielo. Che fosse questa? Mi alzai, e mi precipitai nello studio, dove l'avevo nascosto. Tirai fuori quella scatolina rossa, prima di tornare da lei. Avevo appena realizzato quanto fosse importante per me passare la vita con lei, legandola a me con un pegno d'amore eterno.

"Zoey [...] volevo dirti che oggi ho capito quanto tu sia veramente una parte di me, senza la quale non vorrei e non potrei vivere. Sei la mia debolezza, e la mia forza. Forse ti ho aspettato per una vita, senza nemmeno rendermene conto, perchè solo da quando sei con me, sento di aver iniziato veramente a vivere."

Già in altre occasioni le avevo confessato il mio amore, ma non avevo mai sentito quella sensazione. Come se da quella risposta dipendesse il resto della mia vita. Come se l'unico modo per sentirmi forte contro il futuro che ci aspettava, fosse quello di essere forti insieme.

"Zoey, vuoi rendermi l'uomo più felice di questo verse, accettando di sposarmi?"